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I pericoli per la Chiesa di oggi!

Nel libro dei re, emerge la bella figura di Nabot, un uomo che non volle cedere al re Acab, la terra che apparteneva ai suoi padri. Nabot con coraggio rispose al suo sovrano: “Mi guardi il Signore dal darti l’eredità dei miei padri!» E Acab se ne tornò a casa sua triste e irritato per quella parola dettagli da Nabot d’Izreel: «Io non ti darò l’eredità dei miei padri!» (I Re 21:3,4). Acab, re apostata, non ebbe timore di chiedere a Nabot la vigna avuta in eredità pur consapevole che questo era contrario alla volontà di Dio (Numeri 36:7). Per Nabot, invece, la volontà di Dio era prioritaria nella sua vita e per questa ragione, non accettò la richiesta del re. La vita di Nabot è di grande insegnamento ad ogni credente, incoraggiato ad essere a Dio fedele fino alla fine (Apocalisse 2:10). Dalla sua vita impariamo tre lezioni importanti, sui pericoli che oggi la chiesa deve evitare.

 

1. IL PERICOLO DEL COMPROMESSO

Nabot non scese a compromessi! Il pericolo maggiore che la Chiesa oggi deve affrontare e superare è il compromesso. Quante volte abbiamo ascoltato la frase: “Ma che male c’è? Che male c’è nel frequentare certi posti (stadio di calcio – Discoteca – Cinema ecc). Che male c’è nel frequentare persone non convertite, uscire con loro, intrattenersi con loro, essere loro amici: che c’è di male”? Quante volte abbiamo ascoltato una simile frase da credenti. Coloro che sono nati di nuovo, non devono obliare ciò che la Scrittura insegna: “Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da cosa alcuna” (I Corinzi 6:12). Un vecchio canto dice: “Il mondo non è più per me” e così deve essere per quanti si reputano cittadini del cielo: “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (I Giovanni 2:15-17). Studiamoci, quindi, di essere credenti veri, per non cadere nelle trappole del nemico delle anime nostre che sussurra continuamente al nostro orecchio: “Che male c’è? Lo fanno tutti”! In antitesi a ciò, non disprezziamo la comunione fraterna, il ritrovarsi insieme, anche al di fuori dei culti, per condividere la predicazione della Parola di Dio ascoltata e per pregare insieme (Atti 2:1,44). Un credente consacrato al Signore, come Nabot è una persona separata dalle cose del mondo, che non scende a compromessi.

 

2. IL PERICOLO DELLA “MATEMATICA”

Nabot non fece calcoli: Non disse: “Mi converrebbe - Starei meglio economicamente sia io che la mia famiglia - Che affare mi ha proposto il re”.  Sia la nostra decisione per il Signore come quella di Nabot: senza calcoli. Il cristiano non fa calcoli. Esempi tristi, nella Parola di Dio ci sono, come ad esempio, Anania e Saffira (Atti 5:1-5). Di contro abbiamo esempi luminosi come Giuseppe. Unirsi alla moglie di Potifar gli avrebbe procurato tanti vantaggi, ma Giuseppe non fece calcoli che avrebbero danneggiato la sua comunione con Dio: “Come dunque potrei fare questo gran male e peccare contro Dio?» Benché lei gliene parlasse ogni giorno, Giuseppe non acconsentì a unirsi né a stare con lei” (Genesi 39:9,10). È vero che Giuseppe finì in carcere, ma diverse volte è scritto che il Signore era con Giuseppe (Genesi 39:2,5,21). Alcune chiese hanno introdotto “programmi alternativi”. Hanno “calcolato” che per tenere uniti i giovani, necessita trasformare la chiesa in un “coffe bar” oppure in una “sala da ballo”. Molto spesso, questi programmi alternativi, diventano essenziali all’interno di una Comunità ed i giovani si recano in chiesa solo per questo e non per ascoltare la Parola di Dio. Alcune chiese hanno abbassato il “livello di santificazione” per essere una Chiesa “accessibile”. Ci si sforza di offrire al mondo una diversa immagine della chiesa. Si sta cercando di rinnovare l’immagine del ministero pastorale, nella speranza di renderlo più attraente agli occhi dei non credenti. Le innovazioni proposte sono inaudite, a volte radicali. Molti di questi “culti” non prevedono alcun tipo di predicazione. Al suo posto, si ricorre alla musica, alle scenette e ad altri mezzi di comunicazione per “rappresentare” il messaggio. Che differenza con la Chiesa delle origini che si vantava del martirio di Policarpo, il vecchio discepolo dell’apostolo Giovanni che era uno dei responsabili cristiani dell’Asia minore. Fu arrestato dalle autorità romane e portato in un gigantesco stadio pieno di gente che lo voleva morto!  Il proconsole romano disse: “Insulta Cristo e io ti libererò”. La risposta di Policarpo è diventata famosa: “L’ho servito per 86 anni e non mi ha mai deluso. Come potrei bestemmiare il mio Re che mi ha salvato? Io sono cristiano!”

Nabot rispose subito al re: “Io non ti darò l’eredità dei miei padri”. L’apostolo Paolo poteva dire: “Io so in chi ho creduto”.   La nostra eredità è la vita eterna, è la benedizione di Dio, è la presenza di Dio, è la guida dello Spirito Santo. C’è qualcosa di meglio per barattare quest’eredità?

 

3. IL PERICOLO DI ANDARE OLTRE LA PAROLA

Nabot rifiutò la proposta del re perché amava Dio e la Sua Parola. Al rifiuto della Parola di Dio di non vendere l’eredità dei padri, doveva corrispondere il rifiuto di Nabot. Per amore di Dio e della Parola, anche noi dobbiamo essere pronti a rispondere nello stesso modo alle proposte che il mondo ci fa: “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (I Giovanni 2:15-17). Nel Salmo 119 è espresso ripetutamente il grande amore del Salmista per la Parola di Dio. La volontà di Dio è espressa nella Sua Parola, infatti, Gesù dirà: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. È scritto che chi ascolta la Parola e la mette in pratica (come Nabot) sarà paragonato a colui che ha costruito la sua casa sulla roccia (Luca 6:46-49). Non andiamo “oltre la Parola”, ma come Nabot, rimaniamo ad essa legati!

 

Conclusione. Cosa avrebbe fatto Acab della vigna di Nabot? Un semplice orto da erbe: “Dammi la tua vigna, acciocché io ne faccia un orto da erbe; perciocché ell'è vicina allato alla mia casa” (Diodati – I Re 21:2). La nostra “vigna in fiore” il diavolo la vuole prendere e distruggere e per fare questo usa ogni mezzo ivi compreso il mondo con le sue attrattive. Caro fratello, cara sorella, sia ferma e decisa la tua decisione: “Io non ti darò l’eredità di mio Padre” e ricordati che Dio onora quelli che lo onorano (2 Samuele 2:30).

 

Carmine Lamanna