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La vera libertà è in Cristo

LA VERA LIBERTÀ È IN CRISTO

"Se dunque il Figliuolo vi libera, sarete veramente liberi"  (Giovanni 8:36)

Testo: (1Sam. 30:1-20) “Tre giorni dopo, quando Davide e la sua gente furono giunti a Siclag, ecco che gli Amalechiti avevano fatto una scorreria verso la regione meridionale e verso Siclag; avevano preso Siclag e l'avevano incendiata; avevano fatto prigionieri le donne e tutti quelli che vi si trovavano, piccoli e grandi; non avevano ucciso nessuno, ma avevano portato via tutti e se n'erano tornati da dove erano venuti. Quando Davide e la sua gente giunsero alla città, essa era distrutta dal fuoco e le loro mogli, i loro figli e le loro figlie erano stati condotti via prigionieri. Allora Davide e tutti quelli che erano con lui alzarono la voce e piansero, finché non ebbero più forza di piangere. Le due mogli di Davide, Ainoam di Izreel e Abigail di Carmel, che era stata moglie di Nabal, erano anche loro prigioniere. Davide fu grandemente angosciato: la gente parlava di lapidarlo, perché tutti erano amareggiati a motivo dei loro figli e delle loro figlie; ma Davide si fortificò nel SIGNORE, nel suo Dio. Davide disse al sacerdote Abiatar, figlio di Aimelec: «Ti prego, portami qua l'efod». Abiatar portò l'efod a Davide. E Davide consultò il SIGNORE, dicendo: «Devo inseguire questa banda di predoni? La raggiungerò?» Il SIGNORE rispose: «Inseguila, poiché certamente la raggiungerai e potrai ricuperare ogni cosa». Davide dunque andò con i seicento uomini che aveva con sé e giunsero al torrente Besor, dove quelli che erano rimasti indietro si fermarono; ma Davide continuò l'inseguimento con quattrocento uomini: duecento erano rimasti indietro, troppo stanchi per poter attraversare il torrente Besor. Trovarono per la campagna un Egiziano e lo condussero a Davide. Gli diedero del pane, che egli mangiò, e dell'acqua da bere; e gli diedero un pezzo di schiacciata di fichi secchi e due grappoli d'uva passa. Quand'egli ebbe mangiato, si riprese, perché non aveva mangiato pane né bevuto acqua per tre giorni e tre notti. Davide gli chiese: «A chi appartieni? Di dove sei?» Quegli rispose: «Sono un giovane egiziano, servo di un Amalechita; il mio padrone mi ha abbandonato perché tre giorni fa mi ammalai. Abbiamo fatto una scorreria nella regione meridionale dei Cheretei, sul territorio di Giuda e nella regione meridionale di Caleb, e abbiamo incendiato Siclag». Davide gli disse: «Vuoi condurmi giù dov'è quella banda?» Egli rispose: «Giurami per il nome di Dio che non mi ucciderai e non mi darai nelle mani del mio padrone e io ti condurrò giù dov'è quella banda». Quando egli l'ebbe condotto là, ecco che gli Amalechiti erano sparsi dappertutto per la campagna, mangiando, bevendo e facendo festa, a motivo del gran bottino che avevano portato via dal paese dei Filistei e dal paese di Giuda. Davide diede loro addosso dalla sera di quel giorno fino alla sera dell'indomani; e non uno ne scampò, tranne quattrocento giovani, che montarono sui cammelli e fuggirono. Davide ricuperò tutto quello che gli Amalechiti avevano portato via e liberò anche le sue due mogli. Non vi mancò nessuno, né piccoli né grandi, né figli né figlie, e nulla del bottino, nulla che gli Amalechiti avessero preso. Davide ricondusse via tutto. Davide riprese anche tutte le greggi e tutti gli armenti; quelli che conducevano questo bestiame e camminavano alla sua testa, dicevano: «Questo è il bottino di Davide!». In questo episodio ci troviamo di fronte ad una tragico avvenimento per la città di Siclag; essa, durante l'assenza di Davide e dei suoi uomini, fu saccheggiata ed incendiata dagli Amalekiti, che la spogliarono di ogni ricchezza e menarono via tutta la popolazione. Gli Amalekiti sono sempre stati ostili al popolo d'Israele: essi disturbarono la retroguardia degli Israeliti che appena lasciato l'Egitto entravano nel deserto. A Refidim si batterono con Israele e furono vinti; spesso fecero alleanza con altra gente nemica per opprimere il popolo dell'Eterno. Questo ci dimostra come Satana è instancabile e che continuamente va attorno al credente per farlo cadere: se non è riuscito in un modo proverà diversamente ma il suo scopo non cambierà mai. Ritornando al testo possiamo dire che sicuramente questa angosciosa situazione per Siclag non si sarebbe tramutata in gioia se non ci fosse stato un uomo, Davide. Quando ritornò in città, egli ed i suoi uomini levarono la voce e piansero per il dolore di ciò che era accaduto, ma il fatto importante è che egli non si scoraggiò, ma fece una cosa che ogni credente dovrebbe fare sempre: consultò l'Eterno e si fortificò nel suo Dio e solo quando fu assicurato che avrebbe ottenuto la vittoria, partì. Impariamo anche noi ad attendere ai piedi di Cristo, dopo aver deposto il nostro peso. Durante il tragitto trovarono un egiziano, servo di un crudele padrone amalekita che lo aveva abbandonato sulla strada, quando il servo si ammalò. Questo è il comportamento di Satana, che spinge la gente alla droga, all'alcool, all’omicidio, anche all'indifferenza e all'abbandono a loro stessi, e poi li lascia morire. Oh, ma quale miracolo avviene nella vita di costoro se sul loro cammino incontrano Gesù, così come questo servo incontrò Davide, qui figura di Cristo. Davide poteva distruggere questo amalekita perché era un suo nemico, ma non lo fece, anzi veduto il misero stato in cui era ridotto, gli offrì cibo e conforto. Un altro gesto, però, rese il suo intervento più efficace: lo invitò ad arrendersi e ad allearsi con lui per sconfiggere insieme il vecchio padrone. Probabilmente, qualcuno potrebbe pensare che Davide agì così solo con lo scopo di essere aiutato a trovare gli amalekiti, ma il bellissimo e perfetto esempio lo troviamo in Cristo che ha deposto la Sua vita sulla croce in maniera disinteressata. Anche noi ci siamo accorti che stavamo diventando schiavi di un pa-drone crudele quale è Satana, con le nostre miserie spirituali siamo andati a Gesù esponendogli, e abbandonando a Lui, ogni nostro problema. Egli ci ha dato il cibo della vita, nuove forze, coraggio, ci ha fatto rinascere. Quell'egiziano aveva paura di ritornare sotto la schiavitù di quel padrone, ma Davide chiedendo il suo arrendimento, gli prometteva e assicurava la sua protezione. Cristo Gesù non ci ha resuscitati per farci continuare a vivere da soli; Lui vuole che ci arrendiamo ogni giorno, completamente, nelle Sue braccia piene di amore e di protezione e vuole vedere in noi una ferma decisione a voler combattere il nemico per distruggerlo. Quel servo egiziano condusse Davide dal suo popolo che fu trovato a festeggiare. Quanta gioia effimera ed ingannevole mostra oggi il mondo, ma la vera gioia e la vera vittoria ci saranno quando Gesù apparirà e saremo simili a Lui (1Giov. 3:1-4): “Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è. E chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com'egli è puro”. La libertà che Dio ci ha donato, agisce in tre sfere:

a) vivere la libertà nella santificazione;

b) vivere la libertà nell'amore;

c) vivere la libertà nel servizio.

Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge” Il credente che è stato chiamato a libertà deve continuare a vivere nella libertà offertagli da Dio. Vivere in questa libertà significa anche mostrare alla gente che è attorno a noi il vero modello di questa liberà. Solo la potenza di Cristo può operare nell'uomo e renderlo veramente libero.

Carmine Lamanna